di Eleonora Allegrini
Gli affascinanti scorci dell’isola di Lipari e dei monti Nebrodi, un giovane investigatore privato sognatore e ottimista, una madre un po’ “invadente”, un eterogeneo gruppo di personaggi più o meno sui generis e una serie di eventi e vicissitudini sono gli ingredienti de La muta del falco di Giovanni Pulci.
Il protagonista del romanzo, Melo Laganà, è un aspirante investigatore privato che tenta invano di far decollare “La Fulgida Agenzia Investigativa” aperta nella sua amata Lipari.
Il successo tarda ad arrivare, la sua terra non sembra offrire quella giusta dose di “criminalità” che ben aiuterebbe le sue ambizioni investigative e così, alle prese con affitto da pagare e una precarietà professionale non più sostenibile, Melo decide di riporre i sogni in un cassetto e cercare altre opportunità. L’occasione giusta non si fa attendere: la proposta di rilevare un’agenzia funebre “ben avviata” sulle alture dei Nebrodi è quello che gli serve per dare una svolta alla sua vita.
Nuova attività, nuovo paese, nuovo assistente: Melo, superate le iniziali difficoltà a integrarsi nel nuovo settore professionale, è soddisfatto; gli affari vanno meglio di quanto sperato e anche l’amore arriva a rallegrare la sua esistenza.
Ma la vita, si sa, serba sempre delle sorprese, inclusa un’indagine investigativa che tanto gli avrebbe fatto comodo qualche tempo prima in terra natia.
Giovanni Pulci ci regala un giallo dai toni delicati, con punte di ironia dolceamara, che coinvolge il lettore sin dalle prime pagine, il quale non fa fatica a immedesimarsi col protagonista della storia: un investigatore un po’ sfortunato alle prese con i problemi quotidiani di tutti noi, ma che affronta ogni nuovo giorno con il sorriso e con un innato ottimismo.
La prosa si fa leggere piacevolmente, la penna di Pulci scorre sulla carta con classe ed eleganza, in un crescendo narrativo degno di un vero giallo d’autore e sullo sfondo di una Sicilia autentica, dipinta in tutta la sua bellezza e, ahimè, con tutte le sue criticità.
Non mancano momenti di suspense e sottili frecciatine alla precarietà lavorativa italica, al malaffare e alle mancanze della Giustizia “uguale per tutti”, che l’autore sparge nel romanzo con sapiente maestria in una fusione perfetta tra realtà e finzione.
Ne La muta del falco, le vicissitudini di Melo ci fanno sorridere e amareggiare, entusiasmare e sdegnare, il tutto in un collage perfetto di eventi che si susseguono e sovrappongono, tenendoci col fiato sospeso fino all’ultima pagina per un finale che da solo vale tutto il libro.
Una lettura piacevole e coinvolgente che mi sento di consigliare non solo agli amanti del genere, ma a chiunque abbia voglia di concedersi un’esperienza narrativa con un sottotesto potente e che porta a riflettere sui profondi e radicati contrasti tanto cari al nostro Belpaese.