di Vincenzo Patierno
Vado avanti e indietro nel tempo, racconto all’amico Sergio Consani, ciò che sono stato e sono, momenti terribili sfrecciano nella mia mente come proiettili impazziti, cerco momenti di felicità e ne trovo pochissimi, mi guardo allo specchio e vedo quel ragazzino al quale non gliene fregava un cazzo di niente; mai un rimorso, mai un pentimento.
All’elementari la maestra aveva la consuetudine di tracciare una linea con il gesso tra due pareti, accanto alla lavagna, unite racchiudevano un angolo. Confinava in quel triangolo gli alunni “cattivi”: tutti coloro che finivano dietro alla linea bianca temevano d’oltrepassarla, tranne io, che consideravo quell’atto un raggiungimento della libertà; l’idea di trasgredire, già da piccolo, m’affascinava, quasi come l’affrontare il rimprovero e il giudizio di un adulto, facendogli così capire che nessuno poteva mettermi i piedi in testa.
La mia era una famiglia normalissima, formata da mio padre, che pur nella sua severità e austerità, si è sempre fatto in quattro per moglie e figli, senza farci mai mancare niente, da una madre che non ha mai smesso di amare il coniuge e figli, compreso me, Marco Brucioni, anche se ho iniziato presto a farla penare, a lei, come a mio padre, da un fratello e due sorelle.
Iniziai a spacciare già nell’adolescenza, non perché mi mancasse qualcosa che i miei genitori non potessero darmi, ma semplicemente perché volevo di più, essendo un’anima irrequieta o dannata, fate voi: per me vendere un po’ di droga a chi voleva rovinarsi la vita era come vendere saponette; non vedevo o non volevo vedere la differenza.
Arrivò la prima volta che venni arrestato, Dio quante botte, oltre agli insulti già da quando venni arrestato, che ebbi in quella cella della questura dai poliziotti, in quei tempi le forze dell’ordine avevano modi cruenti con gli arrestati, in tuta anti sommossa e con al capo il casco per non farsi riconoscere, tutto perché io no facevo il nome del fornitore.
Seguì uno dei miei tanti soggiorni tra le patrie galere, dove oltre alla mancanza di libertà, quella parola a me tanto cara, dovevo soffrire ventiquattro ore al giorno, per un lungo tempo, di caldo, di freddo, di noia, di claustrofobia, ingiurie dai secondini, la solitudine; ogni giorno
era uguale a se stesso e tutto è programmato. Uscito dal carcere, dopo quella mia prima condanna, per il gusto di voler provare qualcosa di nuovo, iniziai a fare il corriere.
Poi venne il momento che decisi di volere provare ciò che provavano coloro a cui vendevo la droga, così divenni un tossico, ma a differenza di altri, di tanti, quasi tutti, come iniziò, di mia iniziativa, la conoscenza con quelle effimere sensazioni, così di mia iniziativa decisi che era il momento che cessasse la conoscenza; soltanto con le mie forze ci riuscii, a differenza di tanti troppi, compreso mio fratello Piero, che non ce l’ha fatta neppure a sopravvivere a quello status.
Da molti anni vivo della noiosa normalità che prima rifiutavo e che ora ho imparato ad amare, tanto che non è più noiosa, ma che reputo un regalo di Dio; un regalo che fai a te stesso…
L’autore racconta le vicissitudini di una vita vissuta sulle montagne russe di Marco Brucioni, un redento, oggi un ristoratore del livornese. Si evince nella lettura che lo scrittore ha sì usato una scrittura in modo appassionato ma anche cruda, senza addizioni che sarebbero risultate superflue.
Tutti possiamo fare o facciamo errori, verso gli altri e il “cenobio” in cui siamo rinchiusi, l’importante è ammetterlo senza arrampicarsi sugli specchi e senza pretendere di elemosinare perdoni, come fanno quasi tutti, ed è questo atteggiamento che mi è piaciuto del protagonista.
Vincenzo Patierno
Vincenzo Patierno nacque a Napoli, in quel del 66, iniziò a scrivere nell’adolescenza sketch che, nei campi scout, faceva interpretare e che interpretava, insieme a pensieri e poesie, che però iniziò a comporli
dalla morte della nonna. La scrittura, che ha ripreso solo da qualche anno, è il tramite che lo fa sentire libero e con cui si esprime meglio.
Scrive anche dei racconti, alcuni dei quali, come delle poesie, sono inserite in antologie pubblicate da varie case editrici.
Nel 2014 con la Schena editrice ha pubblicato il suo libro di poesia: Abbraccio alla Vita. Nella primavera del 2022 è stato pubblicato da IVVI editore, il suo primo romanzo “1977-Alla valle dei mulini di Gragnano”. Nell’aprile del 2023 pubblica la raccolta di racconti “ Scarabocchi d’inchiostro” edita da Montecarlo edizioni.