di Salvatore Amato
Something is rotten in Paglierino: C’è del marcio a Paglierino, avrebbe detto Marcellus, compagno d’armi di Amleto.
Paglierino è un piccolo borgo, posizionato tra Campania e Basilicata, un posto strategico per i trafficanti e i contrabbandieri. Lo sa bene Franco Paddi che in quel paesino ci è nato e con la lotta a questi traffici illeciti ci si è costruito una carriera senza macchia. Franco Paddi è anche consapevole che, se si trova in turno di notte al commissariato, non dovrebbe concedersi una serata a base di pizza e birra con il suo braccio destro e amico d’infanzia Parini.
Squilla il telefono e non risponde nessuno. Nella centrale operativa si stanno preoccupando, ma che succede a Paglierino? Quando finalmente riescono a parlare con Franco gli fanno andare la pizza di traverso e maledire il luppolo. Sono spariti due bambini e i cittadini di Paglierino sono allarmati, pretendono delle risposte.
Sulla chiesa di San Evaldo si ergono due statue sinistre, sono creature deformi che indicano la via per la salvezza, la strada verso Roma, e tutti i pellegrini rimasti imbottigliati sul Raccordo si tappano le orecchie per non udire i sacramenti dalle altre vetture. E in quella chiesa non si prega per il suffragio delle anime, ma se riversi qualcosa in terra, sono ossessionati dal contarlo.
Don Fermo Prudani non si preoccupa che sono arrivate le guardie e continua a seviziare quel povero corpicino, come se fosse la cosa più normale del mondo. Lo arrestano, lo chiudono in una cella e quel pretaccio, manco fosse David Copperfield, scompare nel nulla.
Così, ricominciano le indagini per ritrovarlo, si ritorna alla chiesa di San Evaldo, dove volano botte da orbi. Il mistero si infittisce, qualcosa di sinistro succede a Paglierino ed erano meglio i trafficanti che queste creature venute dritte dagli inferi. Ci si arma di corda, qualche paletto appuntito, sabbia e sale: l’aglio in tasca è più scaramantico che altro, al massimo potrebbe ritornare utile per una spaghettata di mezzanotte. Il piccolo borgo dormiente e all’apparenza tranquillo è il luogo scelto per la lotta definitiva tra il bene e il male. Il primo tassello del puzzle per la conquista di tutto il mondo, incluso il Nord Corea: Kim Jong – il, con la sua faccia cicciotta, punta missili sulla Basilicata, un frate punta tutto su quell’ultima lotta per rispedire un satanasso di prete all’inferno. Tutto ebbe inizio tanto tempo prima e si ripete in un circolo che finirà solo con l’inizio di una nuova era, lo sterminio della razza umana e il risorgere di una nuova specie, più forte, antica e malvagia.
Falanga ci regala un romanzo horror avvincente, che tiene con il fiato sospeso e fa escludere Paglierino dai luoghi da visitare. La scrittura dell’autore si spoglia di tutto il superfluo per serrare il ritmo e condurci alla ricerca della verità, occultata dove meno ci si aspetterebbe di trovarla. Il maligno si deframmenta in focali vertiginose e contamina il bene sino a tramutarlo, passando da un ospite all’altro.
Il lieto fine è un presupposto da gettare nell’indifferenziata, l’orrore è sempre stato a un tiro di schioppo, l’abbiamo osservato e confuso con qualcosa di innocuo, Cristiano è solo una delle tante vittime di questa carneficina. Il sangue è vita, mai fu più azzeccata questa esclamazione che per gli adepti di Prudani; perciò, è giusto che scorri impetuoso macchiando le pagine.
C’è del marcio a Paglierino, ma è meglio scoprire di cosa si tratta leggendolo in questo libro che recandosi in loco. Forse è già troppo tardi.
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