Recensione di Claudia Simonelli
Andrea è un donnaiolo inguaribile, un uomo a cui viene facile conquistare e scaricare senza alcuna remora.
Lui è affascinante, ha una vita perfetta, almeno secondo i suoi canoni, una casa tutta sua, un lavoro. Con questi presupposti, la vita non può che essergli facile, ma durante una notte brava in discoteca, lui e il suo più caro amico Luca rimorchiano due ragazze, bevono, ballano, si divertono senza alcuna preoccupazione.
I problemi sorgono il giorno dopo, quando Andrea si ridesta da un lungo sonno e si rimette in contatto con la realtà: guardandosi allo specchio si ritrova sul petto un tatuaggio che non ricorda di aver fatto. È un anello, con la metà superiore nera e quella inferiore bianca. È chiaro che vi sia celato un significato simbolico, ma quale?
Stupito da questa scoperta, comincia a indagare con l’aiuto di Luca, alla ricerca di risposte. Escludendo in maniera categorica che il tatuaggio sia stato effettuato durante la nottata precedente, il mistero si infittisce ancora di più. Quando lo ha fatto? Perché non se ne ricorda? Che cosa rappresenta?
Da questo momento la vita del ragazzo è costellata da sventure che si inanellano l’una dopo l’altra, senza tregua e senza sconti, trascinando lui e noi in un vortice di sfortuna, un accanimento del destino inspiegabile, ma certamente correlato alla comparsa del misterioso disegno sulla sua pelle.
Come si combatte un destino inesorabile, quando non ne abbiamo il controllo? Come si spiegano razionalmente avvenimenti che, nemmeno nel più audace calcolo delle probabilità, possono verificarsi? Silvia Fasce tenta di rispondere a questi quesiti, attingendo dalle paure più comuni dell’essere umano per restituirci una storia che si rifà più ai canoni dell’horror gotico, più psicologico e non meramente splatter: immaginato più che visto.
Non c’è niente di più terrorizzante.
Il romanzo ha un registro semplice ma efficace e adeguato al contesto giovane dei protagonisti, i personaggi sono ben caratterizzati, suscitando nel lettore esattamente le reazioni che l’autrice aveva immaginato.
Se devo trovare un difetto, c’è un eccessivo uso di d eufoniche, ma nonostante tutto, rimane una lettura piacevole, con un finale a sorpresa che spiazza il lettore e, da solo, vale la lettura di tutta l’opera.
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Bella anche la copertina, originale.
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