di Salvatore Amato
Quest’opera di Andrea Moretti non è un libro adatto a tutti, ci vuole stomaco forte, questo è poco ma sicuro.
L’autore deturpa il comune senso del pudore e mette a dura prova la sensibilità del lettore, giocando con depravazioni sessuali potenziate con intenti altamente disturbanti.
Infatti, come in The Pig di Edward Lee, unico libro letto che posso comparare con questo, l’elemento disturbante prevale su tutti gli altri, finanche sull’elemento orrorifico, che in entrambe le opere è quasi nullo.
Tutto è incredibilmente caustico ed esasperato al limite del possibile, per far provare al lettore ambigue sensazioni di disgusto e sbatacchiare un malessere vacuo per destabilizzare chi legge.
Copulare nel bagno di un bar può trasformarsi in orgia. La ragazza lecca elementi scatologici dalle fughe delle mattonelle, mentre riceve una siringa di carne nello sfintere. L’autore è attento ai dettagli, sa che, se usati bene, possono molestare il buonsenso più della totalità. Quella donna ha un’aurea di perversione irresistibile che avvolge chi si trova al suo cospetto, richiama all’accoppiamento anche da morta e se non è morta davvero ancora meglio, ci si può consolare di non essere diventati necrofili. Lo sporco è stagnante, si insinua nelle sinapsi, non va via neanche infilando lo scopettino del water nell’orifizio anale, dalla parte della spazzola che a farlo dal manico son buoni tutti. Gli afflitti da problemi rettali già si contorcono dal dolore al solo immaginarlo.
Il pudico ha la faccia contrita, il testo l’ha malmenato, il Vaticano non approverebbe: nel testo non ci sono bambini. L’orgia continua. Al ballo della perversione, la tavola è imbandita, il turpe siede a capotavola e tiene banco, alticcio e prepotente, malsano e goliardico come non mai.
Che poi, se la tua fidanzata è un’inguaribile ninfomane, non ci si può meravigliare del guardone che vive dentro l’armadio e che, anche ridotto a un ano in una poltiglia disgustosa, ha ancora la forza di reclamare le sue voglie anali. Un po’ come un certo Tancredi in La luna mi porta fortuna di Achille Campanile, ridotto a forza di duelli alle dimensioni di una lenticchia, ma con ancora la forza di fare il provolone, anche la massa organica orripilante si mantiene viva grazie alla propria volontà: quella di essere sodomizzata a dovere. Certo è che tra tante reazioni, la più elettrizzante è quella di incastonarsi un crocefisso nell’orifizio dell’uretra e infilarlo nella presa della corrente. E se accorreranno le guardie non sistemeranno le cose.
Tutto è concentrato sulle perversioni sessuali dei personaggi, gli altri elementi fanno da contorno, il BDSM è estremo e fantasioso, devastante e ironico. Durante il G8 di Genova, mentre Carlo Giuliani viene ucciso e dei mercenari si preparano per l’opera da maccellai perpetuata alla Diaz, in una villa, dei ricchi individui si lasciano andare a una taranta perversa e indemoniata. Quel vecchio precettore sembra così borioso e pedante da ricordare Manfurio de Il candelaio di Giordano Bruno, ma se quello aveva un’indole pleonastica e la pecca di ostinarsi a parlare con idiomi latini, nonostante non fosse capito da nessuno, a quest altro gli piace essere masturbato con la propria dentiera. I ratti banchettano con scroti e genitali. Il messia che vorrebbe combattere la perdizione e l’abbominio ha poco da fare, una ragazza se lo vuole fare a tutti i costi. Bisogna preparare bene la scena e un bravo servitore ha l’obbligo dell’accondiscendenza verso il proprio padrone.
Incesti, gang bang, spitroast e, per rendere il tutto un po’ più cremoso, non si può rinuciare a un bel bukkake party. Chi più ne ha più ne metta: la posizione del missionario è così noiosa che non la vuole fare più nessuno.
Un libro perfetto per chi cerca qualcosa di forte, perverso e disturbante, tenerlo lontano dalla portata dei bambini è un obbligo, a meno che non si voglia donare al mondo un altro Ed Gein.
LEGGI L’ESTRATTO GRATUITO!