Quante volte siete saliti su un autobus, treno che sia e avete scambiato due parole con qualcuno e quel qualcuno vi ha insegnato importanti lezioni di vita? Ecco questa è quello che è successo ai tre personaggi del romanzo: Rebecca, Roberto e Libero.
Vado avanti e indietro nel tempo, racconto all’amico Sergio Consani, ciò che sono stato e sono, momenti terribili sfrecciano nella mia mente come proiettili impazziti, cerco momenti di felicità e ne trovo pochissimi, mi guardo allo specchio e vedo quel ragazzino al quale non gliene fregava un cazzo di niente; mai un rimorso, mai un pentimento.
“Mi chiamo Anna-Marie Caravelle e sono nata un po’ più di ventiquattro anni fa. Ho passato la notte a scrivere questa confessione, per terra, di fronte al Pantheon. Non nego niente, non invento niente, non ho la scienza infusa, e le mie parole non sono Vangelo. Ho i miei torti e i miei vizi. Ho fatto degli errori, a volte ho giudicato male e mi sono spesso fatta trasportare dalla rabbia. Volevo solo essere felice. Non volevo essere una casualità”.