A José Saramago, l’uomo e il grande maestro letterario

Esattamente dieci anni fa si spegneva il grande maestro José Saramago. Personalmente, non solo ho letto quasi tutte le sue opere, ma quando visitai Lisbona, non mi feci sfuggire l’occasione per visitare La Casa dos Bicos, dove oggi si trova la fondazione che porta il suo nome e l’ulivo sotto il quale sono state sepolte le sue ceneri.

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Vorrei ricordarlo oggi in questo post, dove ho inserito all’interno del testo due piccoli regali per chi avrà la pazienza di leggerlo tutto.

Saramago, premio Nobel per la letteratura nel 1998, fu il Nobel che più fece storcere il naso al Vaticano, sopratutto per la sua posizione, pubblica e nota, di ateo e per le frecciatine alla chiesa, che non mancano in molte delle sue opere. Ma codesto genio della letteratura, perché non si potrebbe definire in altro modo, non infastidì soltanto il mondo clericale. Nonostante fosse pubblicamente iscritto al partito comunista, l’associazione contro la diffamazione del popolo ebraico lo dichiarò anti-semita, quando Saramago dichiarò che quello che stava facendo Israele con i palestinesi non era tanto diverso da quello che avevano fatto i tedeschi con i loro antenati. In effetti, sempre di sterminare un popolo si tratta, perciò come non dargli ragione, ma quando non potevano contrastare l’onestà intellettuale, il buon senso e la saggezza che tanto contraddistinguevano quest’uomo, come spesso succede, si arrampicavano sugli specchi, oppure cercavano di fare ostruzionismo alla sua carriera, come successe con Berlusconi. All’epoca Einaudi, la casa editrice che pubblicava le sue opere in italiano, era stata inglobata da Mondadori, erano gli anni che Silvio Berlusconi possedeva quasi tutti gli strumenti mediatici e li sfruttava a suo favore, ma se dopo una dichiarazione anti berlusconiana da parte dell’eccelsa penna, Einaudi lo dovette mettere a tacere, non pubblicandolo più, Feltrinelli seppe prendere la palla al balzo, perciò è meglio che si sappia in giro: Saramago non si censura.
Per moltissime sfaccettature della vita sociale e dell’etica, Saramago era un esempio esemplare, ma anche per i sognatori senza santi in paradiso come me, che da autori sconosciuti che sono, iniziano a capire il mondo dell’editoria e si accorgono che alle grandi distribuzioni ci arrivano quasi esclusivamente persone con familiari già nell’ambiente. Mentre lui veniva da un ambiente povero e con questo introduce anche il suo discorso al Nobel: “L’uomo più saggio che ho conosciuto in tutta la mia vita non sapeva né leggere né scrivere”, si riferiva a suo nonno.
L’associazione Le strade bianche ha messo a disposizione il suo discorso per il Nobel curato e tradotto da Claudio Scaia e l’articolo che scrisse per El Pais nel 2002 dove affronta il discorso degli israeliani e palestinesi, entrambi scaricabili gratuitamente e legalmente ai rispettivi link.
Saramago, negli ultimi anni della sua vita, era deluso, poiché considerava il mondo che stava lasciando peggiore di quello che lo aveva accolto. Lui che nei suoi testi è sempre stato duro nei confronti della società, a chi l’aveva additato come pessimista, aveva risposto che non era lui a essere pessimista, ma il mondo a essere pessimo; se n’è andato 10 anni fa, ma nel suo passaggio su questa terra ha lasciato un’eredità culturale e letteraria inestimabile.
Grazie Maestro!

Articolo di Salvatore Amato

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