INSOMNIA – Odi et amo di Natascia De Filpo (PAV)

Recensione di Gian Luca Guillaume

In principio fu l’Amore la fiamma viva, il miglior rimedio contro la tristezza, la malattia, i tempi difficili e i mali del secolo.

Nulla è cambiato da allora, e quando un libretto di poesie dal titolo Insomnia (Odi et amo), così classico e simplex all’unisono, che dell’amore a Lesbia celebra gli afflati, le moine e i molli trascinamenti, capita nelle nostre mani inaspettatamente, è tutta una meraviglia. Dolce letizia, piacevoli memoir d’atti impudichi o semplicemente boccata d’aria freschissima: ecco cosa si respira sfogliando questa raccolta.

Natascia De Filpo, esordiente rovente e appassionata, una vera pasionaria, ci guida per mano in questo verziere senza confini, un bel prato fiorito e profumato, spesso notturno, ove sentire (“ogni tuo respiro è un desiderio”), toccare (“disegno geroglifici sul tuo corpo”), baciare (“mi dai la vita ogni volta che mi baci”), amare (“mi hai donato ali per volare e un nido per restare”) e struggersi in totale libertà (“muoio di te sulla tua morbida essenza”), senza vergogna, perché quando vi è il sentimento il giusto è di casa.

Le liriche danzano nella notte (“Aspetto il tuo arrivo ogni notte, // vieni da me quasi danzando nella mia stanza”), si stringono, si abbracciano, chiari segnali d’intesa e complicità (“Quell’amore che stringe forte per paura che svanisca / che si toglie i vestiti, che vuole annusare il tuo corpo / ed esplorare ogni centimetro di pelle”), e si addormentano fondendosi dolcemente sul talamo sfiorito (“insieme tocchiamo l’onirico sogno”). Sogno e realtà si mescolano in un impasto semplice come il pane, chiara e trasparente come acqua sorgiva, piccante e peccaminoso quanto basta per solleticare il nostro spirito e il nostro pensiero.

Il rapporto a due, descritto con dovizia di particolari sensuali così cari ad ogni poeta iperrealistico, rivela anche le piccole debolezze e gli squilibri classici della coppia, ove vi è una parte dominante e una dominata. Naturalmente, il lettore viene a conoscenza solo dei desideri e delle intenzioni della parte più caduca della coppia, cioè quella più bisognosa di sostegno, più insicura, più voluttuosa e sentimentale. È l’oggetto del desiderio, dell’Amore, della Vita, così bramato, così ricercato e alla fine conquistato, così terribilmente labile da gettar nella disperazione al sol pensiero di perderlo.  

La struttura dell’opera, composta da una poesia d’apertura (prologo), dal corpus e da una poesia di chiusura (epilogo), è così lineare e ben definita da impedirci di perdere la bussola lungo tutta la passeggiata. Lasciamo il labirinto al Minotauro: a noi piacciono gli spazi aperti. Ed è proprio questo uno dei pregi della silloge poetica: nessuna futile digressione o poesia fuori tema (cosa che non capita spesso d’incontrare nelle opere poetiche passate, presenti e venture). Deo gratias!

Un libro, questo, da leggere tutto d’un fiato (sono poco più di trenta componimenti), a qualunque ora del giorno; le ore notturne sarebbero più indicate per spingere l’immaginazione e la reverie a livelli più sublimi e ideali. A voi la scelta.   

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