Era il 1944 quando Enrico Pea, mettendo insieme i giusti pezzi, ci regalò uno dei romanzi più strepitosi del nostro ‘900 letterario, un’opera di uno spessore tale da incantare letterati come Ezra Pound che ne disse: «È arrivato il momento di annunciare che l’Italia ha uno scrittore, ed è parecchio tempo che non affermo che alcun paese ne abbia uno!».
Quel 10 novembre 1995 era un venerdì. E quel venerdì di 25 anni fa, alle 12:45, uno scrittore penzolava con una corda al collo in una caserma di Port Harcourt, in Nigeria.
Tito Marrone, poeta, commediografo e traduttore d’inizio secolo breve, nato cresciuto e morto nell’oscurità più totale (giusto qualche piccolo riconoscimento insignificante sparso qua e là lungo l’intero arco della sua vita), è il primo di una serie di poeti straordinari finiti nel dimenticatoio per ragioni davvero incomprensibili.