di Eleonora Allegrini
Oreste Gattamorta (Dio, che cognome – cit.) è un ultraottantenne che decide, di sua spontanea volontà e spinto da motivazioni personali, di andarsi a rinchiudere in una Residenza sanitaria per anziani, in un paesino di montagna, nonostante sia ancora perfettamente in grado di prendersi cura di sé.
È lui il protagonista e la voce narrante principale de Lo schermo dell’animo di Fabio Tittarelli, un romanzo corale, narrato dai vari personaggi che man mano si svelano attraverso diversi stratagemmi narrativi, dalla forma diaristica al romanzo nel romanzo.
Il Gattamorta è un uomo burbero, scontroso, ermetico, poco incline alla socializzazione, tanto con gli altri degenti quanto con il personale sanitario, sebbene di cose di cui parlare e di storie da raccontare ne abbia. La sua reclusione forzata è interrotta dalle uscite nel paesino, concordate e concesse dal direttore della struttura per poche ore al giorno, impiegate per lo più nel bar gestito da Matilde, detta la Belloccia, con cui Oreste instaura un legame di amicizia e complicità che lo porta a “svelarsi” alla sua interlocutrice, ma anche a noi lettori.
Il nostro ultraottantenne ci dà il benvenuto, ci introduce la residenza da lui scelta per trascorrere i suoi ultimi anni, e con essa i suoi compagni di “sventura”, alcuni dei quali lo affiancheranno come narratori, ci riveleranno i loro segreti e ci condurranno per mano alla scoperta di altre epoche, di altre storie.
La narrazione di Oreste ci descrive i piccoli e grandi eventi all’interno della RSA, mescolati a fatti di cronaca propinati dal televisore nella sala comune, il tutto condito con sagaci riflessioni; ne scaturisce il ritratto di un uomo disilluso, eppure non ancora stanco della vita, che con le sue sarcastiche digressioni dipinge un quadro realistico e delicato del microcosmo in cui vive, dove i pensieri di menti perdute, solo all’apparenza, sono in realtà considerazioni ponderate di quanto accade intorno a loro e nel mondo esterno.
In parallelo, si sviluppano i diari del medico della struttura, che esprime curiosità, verso questo paziente atipico che è il Gattamorta, e frustrazione nel non riuscire a scalfire quella sua corazza impenetrabile, e dell’infermiera Sasha. Quest’ultima ci addentra nel suo lavoro e nella sua vita privata, ci racconta il suo passato, fino a condurci nella Spagna franchista per bocca della paziente Carmen, trasportandoci in un’altra storia, in un’altra epoca.
Ed è in un altro mondo lontano, nel tempo e nello spazio, che ci trascina una dei personaggi minori più interessanti, e forse enigmatici, del libro. Veronica Pascut a un certo punto si sveglia dal torpore e inizia a raccontare una sua storia, affidando proprio a Oreste la responsabilità di custodirla. Ne scaturirà un romanzo nel romanzo, dove la protagonista è Maria Assunta, nonna di Veronica, che nei primi del ‘900 emigra in Argentina dando vita a un racconto crudo e avvincente al tempo stesso, fatto di coraggio, amore, lacrime e speranza.
In quest’opera, Fabio Tittarelli riesce a coinvolgere il lettore con una trama fitta e variata, dove le diverse parti si intersecano e si incastrano alla perfezione; e lo fa tramite astuti espedienti narrativi, una prosa scorrevole e raffinata, un lessico ricercato e mai banale, in grado di catturare l’attenzione del lettore, di farlo riflettere su temi profondi, sul passato e sul presente, senza mai appesantire o annoiare. Il cambio di voce narrante e di registro è espresso in modo magistrale, così come la struttura del romanzo, delineata con stacchi narrativi che dettano il ritmo e invogliano a continuare la lettura.
I personaggi sono diversi e ben caratterizzati, alcuni si alternano al Gattamorta nella narrazione, altri restano in disparte; ma tutti aprono il proprio mondo al lettore, invitandolo a varcarne la soglia, a farne parte e a viverlo in prima persona.
Lo schermo dell’animo è un romanzo riflessivo e trascinante al contempo; ne ho apprezzato, oltre all’egregio stile narrativo, la capacità di raccontare tante storie nella storia combinando ironia e profondità, talvolta con interessanti digressioni che ricordano, a tratti, la prosa saramaghiana, autore da me amatissimo e di cui ho particolarmente apprezzato la menzione di Tittarelli all’interno del romanzo.
Non posso che concludere consigliando la lettura de Lo schermo dell’animo a chiunque abbia voglia di avventurarsi in una lettura delicata e disinvolta, di conoscere personaggi a cui legarsi e affezionarsi, di partire per un viaggio alla scoperta di realtà variegate e anche poco raccontate.