di Alessandro Falanga
Giovanni Pulci racconta se stesso, unendo ogni cosa alla storia. O alle storie di un Paese in piena evoluzione. Narrando tutto con gli occhi di un osservatore attento o in prima persona, attraverso vicende di vita vissuta.
Storie di un bugiardo di Giovanni Pulci è una sorta di diario che, tramite gli eventi, porta all’attenzione dei lettori un viaggio interiore che tende a far riflettere e rivivere determinate situazioni.
La raccolta di racconti può essere suddivisa in due grandi sezioni, che si alternano tra le pagine con peculiarità specifiche.
La prima è quella in cui l’autore racconta fatti, direttamente vissuti o accaduti a persone di sua conoscenza, che rievocano storie del passato o comuni a molti lettori. Nel blocco in questione, infatti, è possibile ritrovare riferimenti alla famiglia. Al lavoro, alle possibilità che la terra natia offre, alla malattia, all’amicizia e all’amore, inteso nel senso più puro del termine. In questi racconti, l’autore è diretto, senza fronzoli, descrivendo ciò che accade con lo sguardo di chi è all’interno dell’azione.
È possibile individuare due specifiche caratteristiche dai racconti appartenenti al filone: l’utilizzo della prima persona e la rapidità dell’azione. Questi elementi distintivi non solo cercano di far vivere (o rivivere) in prima persona gli episodi, ma cercano di descrivere nella maniera più pura possibile gli anni passati o le vicissitudini che, in un modo o nell’altro, hanno coinvolto chiunque abbia sfogliato le pagine. Rivolgendosi al lettore come si farebbe tra amici davanti a un caffè, sdoganando un linguaggio gergale che arriva, la maggior parte delle volte, dritto al punto.
Il secondo blocco, invece, è un’alternanza di accadimenti inseriti, come una sorta di intermezzo, tra gli aneddoti della prima sezione. L’autore in questo caso cambia totalmente regime, attraverso una sorta di cronaca spesso fredda e diretta, altre volte romanzata.
L’area dedicata a questo segmento da un lato si mostra come un viaggio all’interno della storia italiana. Dall’altro come un punto di riferimento, da prendere in considerazione man mano che le tematiche vengono rivelate.
In sostanza, Pulci utilizzando questa parentesi letteraria cerca di incidere sui concetti resi noti tramite storie di vario genere. Le tematiche trattate, come detto, sono varie e con sfumature specifiche in base al titolo presentato.
Storie di un bugiardo, però, pare puntare tanto su tre di queste: l’amore, per la famiglia, l’amata, la terra, le radici, siano geografiche o intime, e il percorso esistenziale, soprattutto quello dell’autore come si evince in particolar modo dalle prime pagine.
L’approccio dell’autore è tale per cui ogni singolo argomento rappresenta un pezzo della sua personale esistenza. Ma arriva al lettore in maniera immediata e senza orpelli del caso.
In sintesi, si può dire che i ventiquattro brani della raccolta rappresentano un qualcosa di personale, che lo stesso Pulci vuole condividere e far conoscere con l’aiuto di un iter che conduce al cuore, e all’attenzione, di ognuno di noi.